KUNG FU

TEORIA E STORIA

La parola KUNG FU può essere scomposta nei due termini "KUNG" e FU". L'ideogramma "Kung” indica i concetti di sacrificio, lavorare sodo o duramente; indica un lavoro di fatica, sudore, potenza. L'ideogramma ”Fu", invece, indica il concetto di uomo e tigre. Kung fu, significa "uomo grande lavoratore", un uomo che compie un lavoro molto pesante e duro. Il kung fu indica, quindi una grande volontà, un grande sacrificio. Una disciplina di sé molto dura, da conquistare con molto sudore. Altresì l’ideogramma “fu” indica una tigre potente, “fusa”, al termine dei percorso di apprendimento, con l'uomo; ovvero che il praticante riesce ad esprimere la tigre nel suo vivere.

Il kung fu è una disciplina che non può essere appresa attraverso libri o videocassette, né, tanto meno per semplice amicizia con un maestro di arti marziali. Il kung fu deve essere conquistato con la dura pratica. Più si ha volontà e più ci si applica, maggiori risultati si riesce a conseguire. Kung fu è un termine moderno; esso, infatti risale al nostro secolo, divulgato e reso popolare da Bruce Lee, personaggio importante nella storia delle arti marziali cinesi in quanto ha dato il via all'apertura dei kung fu all'Occidente, ispirando molti maestri con il suo esempio, teso alla divulgazione attraverso l'insegnamento dell'arte marziale. Il termine kung fu, in sé quindi, non ha significato diretto con la disciplina marziale praticata; in Cina, fare "kung Fu”, infatti, indica anche il fatto di essere una persona che esegue un lavoro faticoso. Per indicare la disciplina marziale in questione è più corretto, invece, utilizzare i termini con i quali è conosciuto nella tradizione cinese.

Questi sono:
• Chuan fa. Movimento dei pugno (è il termine più antico più conosciuto; in alcune parte della Cina, soprattutto, quelle più interne, ove si pratica ancora il kung fu tradizionale, l'arte marziale viene tramandata con questo nome).
• Quan shu: Boxe cinese.
• Kong shou Svuotare le mani (corrispettivo dei karate).
• Shou feng la mano del vento (termine taoista).
• Shou fut La mano di Buddha (termine buddhista).
• Ken fut Il pugno di Buddha (termine religioso).
• Ken k’un fut Pugno di Buddha (termine impiegato in ambito monacale).
• Ch’uan shu L'arte dei pugno.
• Wu i Arte marziale.

Con l'avvento della Repubblica Popolare, in Cina è nato un nuovo termine: il Kung fu, è stato infatti, affiancato dal termine wu shu. Ha così avuto origine il kung fu wu shu, che perde l'identità marziale, non considerando la finalità marziale della pratica e portando, invece, ai massimi livelli l'espressione dei movimento attraverso una fusione delle forme dei kung fu tradizionale con la ginnastica artistica.

Con il termine kung fu si indica l'insieme delle arti da combattimento che si sono sviluppate in Cina quasi 5,000 anni fa (datazione in cui si sono trovati i primi reperti storici). Anche il kung fu tradizionale è artistico, specie nelle forme dei Nord, ma non ai livelli estremi dei wu shu. Una nota molto importante è il fatto che il luogo di nascita del Kung fu, non è in Cina; le sue origini hanno luogo in India. In India comunque, non venne sviluppato come in Cina (in molteplici stili), questo a causa di motivi legati alla religione ed alla filosofia di vita indiana, per le quali si è preferito sviluppare le forme esistenti senza andare a considerare la bellezza dei movimento ma badando unicamente all'efficacia, preferendo rivolgersi verso arti più spirituali.

In Cina, al contrario, per il gusto estetico proprio di questa razza, si è andati ad arricchire le forme con movimenti che mimavano idee filosofiche, espressioni della Natura o di un animale, facendo dell'arte marziale una specie di arte pittorica descrittiva. Il kung fu in Cina, inoltre, è spesso utilizzato per il benessere fisico piuttosto che per ricercare l'illuminazione.

Il kung fu è il padre di tutte le arti marziali moderne.

Nella tradizione, il kung fu deriva dal VAJIRA MUKTI antichissima arte da combattimento indiana nata più di 30.000 anni fa (secondo le datazioni storiche Indiane). Gli antichi testi indiani parlano di combattenti, uomini che si scontravano in epiche lotte contro popolazioni o dei, con ampie conoscenze in campo di punti energetici ed astronomici. Dal vajira mukti, nasce nell'Honnan, regione nel Nord Cina, lo sfile-metodo sin lum, più comunemente conosciuto come pak siu lum o shaolin del Nord, che da a sua volta vita nel Sud della Cina al nam siu lum o shaolin del Sud Nel Nord della Cina gli stili creati sono legati alla lotta a corta distanza, che condizionerà in modo massiccio il Giappone, ove troviamo, come derivazione dal sin lum, il sumo; il judo, il ju-jitzu (o via del guerriero) e, da quest'ultimo, l'haikido, che prende spunto dal tai chi chuan e dal pa kua cinesi.

Nel Sud della Cina, dal nam siu lum, nasce ad Okinawa il kobudo e I'Okinawate, che in Giappone avrà come sua espressione il karate (arte marziale basata su 15 dan, dei quali l'ultimo, prevede la prova dell'arena dei tori, ove l'aspirante deve spezzare con le proprie forze le corna dei tori per non essere ucciso). Dal karate abbiamo lo sviluppo dei shorinji kempo. Nella Corea dei Sud abbiamo il tae kwondo, (prende spunto dal karate) nato per finalità politiche; esso non è legato ad alcuna filosofia. Esistono, inoltre, in Corea dei Nord l'harawando, il tamsudo ( tae so do), il gaí si chu ed il bok gam to, interessanti anche da un punto di vista filosofico. Dallo stile dei Nord della Cina nasce in Vietnam il Viet Vodao, che ricorda lo shaolin degli animali. Infine, ricordiamo la presenza in Malesia dei penchat silat, in Indonesia dei silat, derivanti tutti dallo shaolin del Nord, mentre nelle Filippine abbiamo il kalifut, derivante dal nam siulum e caratterizzato dall'uso di bastoni e coltelli. In Giappone, oltre alle arti marziali ricordate, sono nati, derivanti dal pak siulum, il kendo ed il nanjimata.

STORIA
I primi cenni storici sul kung fu si possono trovare nel 2.700 a.C. durante la dinastia di Huang Ti (l'imperatore giallo). Di questo personaggio si sa molto poco: la tradizione vuole che durante il suo regno la civiltà cinese ebbe un periodo di splendore. Si dice che con Huang Ti inizia la vera cultura cinese. Con Huang Ti abbiamo i primi canoni di base sullo studio scientifico dell'agricoltura, basato sugli elementi naturali e sul principio yín-yang, compiuto al fine di ottenere il massimo di produttività durante le varie stagioni dell'anno.

Abbiamo inoltre lo sviluppo della medicina: Huang ti scrive, in collaborazione con il suo medico personale, Chi Po, il canone di medicina interna intitolato Nei ching sun wen, considerato ancora oggi il testo fondamentale di medicina tradizionale cinese. A Huang Ti, ancora, si deve la realizzazione della tecnica di concia delle pelli, l’impasto dei fanghi per uso curativo, dall'evoluzione della tecnica della ceramica e della pittura, all'invenzione della ruota. A Huang Ti deve essere, infine, riconosciuto anche il merito di aver iniziato uno studio sistematico e di codifica delle prime arti da combattimento, denominate in quel periodo ch’in ih yu hsi, dal nome del generale dell'esercito Chih Yu Su, che le aveva inventate. Prima arte marziale di cui restino tracce certe è il GO TI per la quale il combattente, prima di entrare in battaglia, indossava un elmo con due corna sulla fronte; la tecnica consisteva nell'incornare l'avversario.

Caratteristica fondamentale di questo metodo era la corta distanza per cui spesso si finiva in un corpo a corpo. Già da allora, si usavano strumenti di combattimento come lance, bastoni, alabarde. Per ricordare le varie tecniche ed applicazioni venivano codificate delle forme, che nel corso dei secoli sono rimaste immutate. La prima dinastia di cui si abbia notizie in Cina è quella Xia nel 2.100-1.600 a.C., periodo in cui compaiono testi scritti sulle forme di arti marziali. Un'altra importantissima dinastia da prendere in considerazione 220 a.C. ai 220 d.C. Questo è uno dei periodi più importanti per la filosofia, per la religione, per lo sviluppo delle arti da combattimento e per la tecnica dei corpo intesa come, ginnastica interna terapeutica. E' il momento più favorevole per lo sviluppo dei taoismo, in questo periodo la filosofia più seguita dai cinesi. Nello stesso periodo entra in Cina anche il buddismo, proveniente dall'india.

Vi sono in questo periodo molti importanti maestri che hanno contribuito allo sviluppo dei sistemi di combattimento e di cura dei corpo e della mente; vi è, ad esempio, il maestro Kwook Yee che elaborò il sistema dei cheng chang shou, o stile "della mano lunga”, basatesi su tecniche di scherma, soprattutto sulla lunga distanza, abbandonando l'impostazione dei corpo a corpo e dissociandosi, quindi dalle tecniche dei go ti. Questo è uno stile ricco di calci, tecniche lunghe, portate anche di pugno, ove vi è una grande espansione della spalla e dell'anca. Le posizioni dei chang chang shou sono molto basse e lunghe. Un altro grande maestro, Hua To (o Yun Chun o Huo), era medico. Hua,To è un personaggio storico importantissimo che inventa l'anestesia. Attraverso una bevanda, il mei fan san, o medicina speziata effervescente al vino. La figura di Huang ti è importantissima perché nel kung fu inventa esercizi e tecniche di combattimento che si ispirano al movimento di 5 animali (Tigre, cervo, orso, scimmia e ucceIIo, quest’ultimo è un ibrido fra aquila e airone). Questi esercizi prendono il nome di wu chi nxí, o "giochi dei 5 animali". Hua to fu tra i primi, se non il primo, ad ispirarsi agli animali.

E' importante anche l'unico suo discepolo riconosciuto, Wou Pou, che perfeziona questo sistema ed inventa il sistema yan chen, o "sistema di nutrire la vita". Nello stesso periodo si sviluppa enormemente la chirurgia; Hua to era di fatti uno dei massimi esponenti della chirurgia, riuscendo a concludere con successo diversi trapianti d'organo (le prime tracce ufficiali di trapianti d'organi in Cina risalgono al 50 d.c.). La tecnica dei trapianti d'organo sarà, comunque, immediatamente abbandonata ufficialmente per due motivi principali:

   1. Di ordine filosofico, in quanto la filosofia cinese si basa sulla prevenzione e non sulla cura (la cura veniva, basata su terapie naturali e non artificiali), e sul fatto che il più debole debba soccombere;

   2. » Di ordine religioso; la chirurgia, infatti, si scontrò con il confucianesimo, che proibiva qualsiasi intervento chirurgico in un corpo umano in quanto, secondo Confucio questo doveva rimanere intatto così come era nato; anzi, non poteva neanche essere guardato. Così, se ad esempio si ammalava una donna, questa, nascosta dietro una tenda, spiegava al medico cosa sentisse, mentre il medico, con una statuina di terracotta tra le mani, cercava su questa dei punti di riferimento, in base a quello che gli veniva detto dalla malata ed all'analisi della statuina, dava la cura. Da questa concezione religiosa dei corpo deriveranno le tecniche di diagnosi tipiche della medicina tradizionale cinese, create per ovviare alla mancanza di contatto diretto tra medico e malato. In questo periodo ci fu una prima suddivisione ufficiale dei kung fu a livello di pratiche.

Tutti gli stili basati sulla tecnica di scherma con le braccia e le gambe vennero chiamate shou po o chu po, mentre tutti quelli basati sulle tecniche di corpo a corpo, di lotta, si chiamarono chuey ti. Infine, tutte le ginnastiche terapeutiche preventive si chiamarono taoying. Sotto la dinastia Han abbiamo lo sviluppo della teoria taoista associata al concetto dei Tao e dell'I Ching, filosofia risalente al 3.000 a.C., periodo in cui può essere individuato il regno dell'imperatore leggendario Fui. Si può ricordare quindi i tre imperatori “leggendari”: Chen Non, inventore della fitoterapia e della ruota; Fuhi, Huang Ti. Si hanno inoltre interpretazioni e sviluppi della teoria dei 5 elementi, o yi nshu, dei principio yin-yang, del principio dell'I Ching, dei principio dei hmm ye, o "teoria dei 5 cerchi della Luna". In questo periodo cominciano a far capolino il tai chi chuan ed il pa kua. E' di questo periodo la creazione dei testo Long Fan, composto da Li Pa Yu prendendo spunto da un testo ancora più antico. Nel 520 d.Q. circa compare la figura di Ta Mo (in cinese), detto anche Bodhidarma (in indiano) o Durumataishi (in giapponese).

Ta Mo è un indiano, figlio dei potente re Suganda che lo fa studiare sin da bambino presso i migliori maestri indiani che lo iniziano nei vari sistemi yoga, nella pittura, nella poesia e nelle arti marziali. In suo maestro più importante fu Prajinatra, maestro di vajra mukti, che lo segue nell'apprendi mento dei buddismo Mahayana, o "sistema del grande veicolo", diverso da quello Hinayana, o "del piccolo veicolo". La specializzazione che ebbe fu nelle tecniche dyana, o del “vuoto mentale". Ta Mo diventerà il migliore discepolo di Prajinatra, ed il 28° patriarca dei buddismo Mahayana in India, il 1° in Cina. In seguito alle persecuzioni a cui furono soggetti, in quel periodo, i seguaci di Buddha, Ta Mo fu inviato da Prajinatra verso la Cina per far conoscere il buddhismo Mahayana ai cinesi.

Ricordiamo che in quei tempi il buddhismo era già penetrato da almeno 1.000 anni in Cina con varie sue correnti di pensiero, anche se, comunque, non aveva conosciuto in Cina una grande diffusione a causa delle altre due religioni filosofiche autoctone esistenti: il taoismo ed il confucianesimo. Durante gli anni di viaggio verso la Cina, Ta Mo entrò in Tibet e visitò molti monasteri, che comunque, non recepirono il suo messaggio. Alla fine raggiunse la corte dell'imperatore Liang Wu Ti, che gli diede udienza ed ascoltò molto attentamente la dottrina presentatagli. Il buddismo Mahayana tende a ricordare alla gente che sono individui liberi, e che dovrebbero raggiungere tale libertà; quando l'imperatore ascoltò tale regola dei buddismo rimase negativamente colpito da ciò. Ta Mo, andandosene in gesto di sfida, fu costretto a fuggire per non essere ucciso. Cominciò così, ad errare per la Cina, fermandosi in 3 monasteri fondamentali: Len Chou, Jon Ti e Ton Wa. Anche qui, comunque, non si fermò per molto tempo in quanto non accettarono il suo principio di unità tra corpo e spirito e rifiutarono completamente le pratiche interne yoga. Andatosene, nell'Honnan, nel Nord della Cina, si imbattè in un monastero shaolin.

 In questo monastero praticavano il buddismo contemplativo che li portava a stare per molto tempo immobili in preghiera ed in meditazione recitando i Sutra, codici di preghiera buddista. Sebbene fossero arrivati ad altissimi livelli di meditazione, trascuravano il loro corpo, e non facendo alcun esercizio fisico: il risultato era che si ammalavano, ed avevano corpi gracili e deboli. Essendo la filosofia di Ta Mo basata soprattutto sul corpo, proveniente dai sistemi yoga indiani, egli insegnò ai monaci alcuni esercizi di ginnastica che prendono il nome di chíng chíng. Di questa pratica poco si sa: doveva essere un insieme di 18-24 esercizi simili all'hata yoga praticati a gruppi di 2 per ogni mese dell'anno per favorire la circolazione energetica interna. Quando i monaci riconobbero un miglioramento nelle foro condizioni fisiche, accettarono come maestro Ta Mo. La filosofia Mahayana, basata sulle tecniche dyana, prese, piede ed oggigiorno è conosciuta come buddismo Chan, la filosofia della 'ricerca dei vuoto mentale. Il buddismo Chan, intorno al 1200 d.C., sbarcò in Gappone, dove Prese il nome di Buddismo Zen.

Quando i monaci si ristabilirono ed acquistarono prestanza fisica, iniziò ad insegnare loro tecniche di vajra mukti. Da questo monastero l'ordine shaolin, si sparse per tutta la Cina, avendo una enorme sviluppo durante la dinastia Tang (618-907), e qui Ta Mo, per riuscire a praticare meditazione senza addormentarsi, si fece tagliare le palpebre e si rivolse verso un muro bianco, ove stette in medifazione per 9 anni di seguito finché non imparò a capire il linguaggio delle formiche. Tra i principali monasteri occorre segnalare quello dell'Honnan e quello dei Fu Kien nel Sud della Cina. Nel periodo di attività di Ta Mo è importante ricordare un altro grande maestro, Pa I Pim, il quale attraverso lo studio di un antico testo taoista, l'Hon Fan o "studio delle alte vette”, trasse la sua filosofia che applicò nella pratica in esercizi da cui in seguito nascerà lo stile mui nin tzin chuan, o delle punte", ove per punta si intende la vetta, la meta. Questo stile darà vita nel XII secolo d.C. al fang zi pai, lo "stile dei falco" o "dell'aquila", creato dal maestro Yao We. Importante nel fang zi paí è anche il maestro Lem, soprannomi nato in combattimento Chao Uan lu, o “re, dell'artiglio universale", poiché durante i suoi combattimenti soleva staccare pezzi dei corpo avversario attraverso tecniche di artiglio (uno degli allenamenti tradizionali per sviluppare l'artiglio è quello di strappare la corteccia dagli alberi).

Lem visse durante la dinastia Tzui tra il 590 ed il 617 d.C., e morì, imbattuto, di vecchiaia. Molto importanti in questo periodo sono 3 maestri: Fa Ien, Yuan Tzan, Hi Tzin, tutti medici, famosi perché, studiando in India l'anatomia umana, svilupparono vari stili di combattimento, creando inoltre, diversi metodi di ginnastica terapeutica. Negli anni che vanno dall'840 all'846 d.C., iniziarono ad opera dell'imperatore Liang.Wu Ti le distruzioni dei monasteri: ne vennero rasi al suolo 4.500, di tutte le religioni, poiché in questo periodo, detto "dei cinque Regni", la Cina era divisa e percorsa da guerre continue. Tra i monasteri distrutti ritroviamo anche quello di Lo Han nel Fu Kien, a Sud; ricostruito in seguito non raggiunse mai più lo splendore di un tempo sebbene in questo monastero in seguito studierà Nui Mg (importante per la nascita del Wing Chun).

In questo periodo i monaci shaolin si schierarono a fianco di un imperatore, attirandosi l'odio degli altri. Imonaci shaolin erano molto diversi dal concetto attuale di "monaco": erano infatti, abili combattenti, chese necessario, non esitavano ad uccidere il proprio avversario. In quel periodo erano, addirittura, considerati alla stregua di un corpo speciale militare dei nostri giorni tanto erano superiori nelle tecniche di combattimento dei tempo; si riteneva, addirittura, che 1 monaco shaolin riuscisse a fronteggiare con successo 100 soldati comuni. Per eliminare i monaci shaolin, in questo periodo nascono le tecniche di mutilazione multipla in quanto questi riuscivano a combattere anche se feriti o senza un arto. Tale peculiarità dei monaci in oggetto derivava dall'adozione di un sistema di selezione durissimo. Prima di entrare nel monastero, i pretendenti monaci venivano lasciati ad aspettare fuori dalle mura dei monastero senza mangiare né bere per settimane: chi sveniva veniva mandato via. Dopo alcuni giorni i monaci uscivano per portare piatti da mangiare e chi mangiava veniva, anche lui, mandato via.

Solo coloro che resistevano per 1 o 2 settimane in queste condizioni venivano fatti entrare ed adibiti ai lavori più umili per 2 o 3 anni, trattati come servi e senza praticare kung fu. Chi si risentiva o si innervosiva per questo trattamento ricevuto veniva cacciato dal monastero. Solo chi aveva seguito gli ordini dei monaci veniva preso da parte, ad un certo punto, dopo molto tempo dal suo ingresso nel monastero, ed addestrato, dal maestro che lo aveva scelto, al kung fu shaolin. Gli allenamenti, sia fisici che mentali, erano durissimi; spesso gli allievi miorivano in incidenti di combattimento o di allenamento. Un esame per diventare monaco consisteva nel superare al buio un labirinto pieno di trappole. Superati tutti i tranelli si incontrava, alla fine dei labirinto, un ardente calderone di ghisa pesante 100 kg., posto su un meccanismo di apertura della porta di uscita.

Per non scottarsi le mani e renderle, quindi, inutilizzabili, questo veniva sollevato e spostato con gli avambracci infilati entro appositi canali. Il calderone, all'altezza degli avambracci, aveva due simboli incisi nei canali; il drago e la tigre. Quest’ultimi rimanevano impressi a fuoco sulla pelle, e indicavano l'appartenenza della persona che li portava, all'ordine shoalin. Con questo sistema entrava nell'ordine, solamente l'elite. Il monastero dell'Honnan resistette per molto tempo agli attacchi in quanto adottava il sistema di selezione indicato in precedenza.

Con la guerra incalzante, però, essendo poche le persone che superavano le prove tradizionali, decisero di stringere i tempi e limitare le prove per arruolare più gente. Fra i pretendenti, si inserirono spie Manciù che, dopo 6-7 anni di tirocinio presso i monaci, avvelenarono i pozzi ed aprirono le porte quando il grosso delle forze era lontano dal monastero. 4.000 soldati Manciù penetrarono, quindi, nel monastero e si scontrarono con circa 100 monaci; ci volle tutta la giornata per conquistarlo e raderlo, poi, al suolo. Solo 6-9 monaci si s.alvarono; di questi si conoscono i nomi di 6: Nui Mg, Mui Him_, Fong Sai Yuc, Nui Tzui Fa, Luc Ha Tchoi.

Era l'anno 1642 avviene e la distruzione avvenne per ordine di K'ang Si; che aveva a quei tempi, 6, anni. Nel 1644 la dinastia Ming cadde, sconfitta dai Ching dei Manciù; dopo circa 20 anni dalla caduta dei monastero conquistarono, infine, tutta la Cina. Scopo dei monaci shaolin sfuggiti alla distruzione divenne quello di insegnare tecniche di combattimento al fine di creare gruppi organizzati rivoluzionari che si opponessero alle popolazioni Manciù, che ormai avevano invaso tutta la Cina, e di riportare in auge la cultura shaolin (gran parte degli stili conosciuti derivano da quelli shaolin, ad esempio hung gar, o lo shen bai shu shuan, o "stile delle ombre, creato da Brau Lu Chian nel 1500 circa). il kung fu entrò in crisi perché mancavano i maestri, sia perché uccisi, sia perché il kung fu, con un editto del 1662 venne considerato fuorilegge in tutta la Cina.

Venne, comunque, tramandato segretamente in Sette, nate in quel periodo, il cui scopo era di riportare sul trono la dinastia Ming, e che difficilmente accettavano nuovi adepti per paura delle spie imperiali. Proprio per lo scopo che perseguivano furono chiamate Sette Ming. Le Sette più importanti sono: la Setta dei Loto Bianco, la Setta dei Cielo e della Terra.,Setta della Tigre Nera, la Setta dei Sette Cieli, Setta dello Shangtung, la setta San Chan.

Esistono oggi circa 300 stili tutti derivanti dallo shaolin. L'ultimo punto importante nella storia dei kung fu è nel 1900,con il fatto dellarivolta dei boxer, praticanti di kung ed appartenenti alle sette Ming che si ribellarono al potere dell'Occidente (i famosi "55 giorni di Pechino"). Una delle cause fondamentali dell'insuccesso fu l'eccessivo fanatismo e la contaminazione che aveva avuto il kung fu con la magia e la superstizione; infatti, dopo aver compiuto alcune pratiche magiche, i combattenti dì kung fu si credevano invulnerabili ed invincibili, anche grazie a dimostraoni fasulle di alcuni capi. 1 Nel 1912 cade la dinastia Ching a seguito della rivolta popolare ed alla instaurazione della Repubblica. Il kung fu continuò ad essere praticato segretamente e nel tempo le Sette cambiarono fine. Dall'attività tesa al ritorno della dinastia Ming al trono, passarono a lottare per proteggere traffici illeciti. Solo dopo la seconda guerra mondiale si cominciarono ad aprire le prime scuole pubbliche di kung fu.


Nei 1957 si ebbe la codificazione dei kung fu wu shu da parte di maestri che non erano fuggiti dalla Cina Popolare. Il kung fu nelle scuole tradizionali prende le mosse da 3 fasi di crescita dell'allievo:

• Principiante: ignoranza, mancanza di consapevolezza, stadio molto animale
• Intermedio: via di mezzo ove l'allievo comincia a prendere consapevolezza, a pensare seriamente di dedicare la propria vita allo studio; egli realizza che il kung fu è una pratica dura che porta a grossi cambiamenti
• Superiore: l'arte è entrata nell'allievo; egli non è più condizionato dal sapere se è bravo o meno; pratica con spirito sereno, cominciando a vedere la Luce.

Il primo livello impone l'abito nero,o l'abbinamento bianco-nero, in quanto questo colore blocca i sentimenti, le emozioni.
I gradi sono 10:
1° - Si Dai
2°\3° - Toi dai.
4°\5° - Si Hising
6°\7° - Si Bak
10° - Sifu

Esistono, inoltre altri due livelli superiori: 11°: maestro anziano ritiratosi dell'insegnamento. 12°: creatore di uno stile, l'unico vero praticante di kung fu.

I gradi prendono spunto dalla scala gerarchica familiare, ove il si dai è il figlio. Il kung fu tradizionale non prevede la presenza di cinture; il concetto di cintura, infatti, è stato inserito nella pratica delle arti marziali nel 1957-1958 per differenziare, ai fini sportivi, le categorie di appartenenza e le classifiche. Il kung fu può essere suddiviso in due scuole: La scuola (o via) esterna, detta wai chia La scuola (o via) interna, detta nei chia La differenza tra le due scuole risiede nel diverso uso dell’energia interna e della consapevolezza da parte dei praticante. Sia la scuola esterna che quella interna radicano, infatti, il proprio studio nel raggiungimento dell'ottimale utilizzo del chi per poter giungere alla realizzazione dei Tao.

Con la scuola esterna, però, si raggiunge questo dopo grandissimo lavoro fisico, mentre con la scuola interna il tragitto è più breve, anche se il lavoro a livello muscolare non è da meno in quanto all'inizio ciò che dovrebbe essere fatto con l'energia interna è eseguito, invece, utilizzando la potenza fisica. Sono due strade che alla fine, comunque, si uniscono nella filosofia dei Tao. GIi stili di kung fu sono tantissimi; possono prendere spunto dagli elementi naturali, dagli animali, dalle concezioni filosofiche e religiose. Studiando gli aspetti della Natura il maestro in meditazione ne coglie i principi, li elabora e li inserisce in un contesto organico e dinamico che ha come scopo la difesa personale. Il kung fu si sviluppò in ambienti monastici, contadini, nell'esercito e tra gli eremiti. In ciascun contesto il kung fu ha avuto un suo sviluppo differente a seconda degli scopi per cui veniva impiegato. Nei monasteri il punto di partenza dei kung fu, fu prettamente spirituale, infatti il monaco utilizzava il kung fu come equilibratore delle ore di meditazione e quindi per raggiungere un miglior stabilità psicofisica.

Nei monasteri si sono avuti i più alti esempi di unione tra filosofia-religione e movimenti dei corpo, raggiungendo la completezza e la perfezione. L'ambiente era prevalentemente buddhista, ma notevole fu anche l'apporto taoista. Nell'ambito contadino il kung fu nacque per la difesa personale dagli attacchi di belve, briganti e, in certe epoche storiche, dagli stessi soldati imperiali. Veniva inoltre impiegato per tenere il corpo in perfetta salute per il lavoro.

 In questo contesto, quindi, il kung fu si basa su stili semplici, rapidi ed efficaci. Si deve inoltre, l'uso degli attrezzi agricoli come armi da combattimento e l'impiego di sostanze naturali per la cura delle malattie. Nell'ambiente militare il kung fu si sviluppò e si sviluppò per scopi bellici. il comandante maestro insegnava il combattimento a mani nude e con le armi, inparticolare per l'assalto. La disciplina delle armi in ambiente militare serviva, anche, per rafforzare lo spirito dei guerriero. Gli eremiti sono infine, coloro che più di tutti svilupparono il kung fu e che lo tramandarono maggiormente. Il loro apporto fu fondamentale soprattutto dal punto di vista filosofico, rappresentando il lato poetico della disciplina. Furono dei grandissimi osservatori della Natura, di religione soprattutto taoista (tra di essi si può citare ad esempio Chang San Feng, fondatore dei tai chi chuan).

Possiamo sintetizzare in circa 400 stili sia interni che esterni. 1400 stili, essendo rimaneggiamenti di stili base, possono essere sintetizzati in circa 15 stili fondamentali. Questi stili hanno una propria identità e personalità, sono quindi diversi gli uni dagli altri. Esistono poi gli '"strumenti,” armi marziali chiamate mo hai dia (dialetto di Canton e pechinese), pin hei dia dialetto mandarino e di Shangai), o ping chi (dialetto di Taiwan).

Il settore che studia le armi è chiamato sho mo hai. Esistono delle armi basate sulla gerarchia militare. L'uso dell'arma ai nostri giorni ha perso la sua originaria funzione di strumento di guerra, diventando, invece, utile ai di saper trasformare in arma qualsiasi oggetto capiti in mano e soprattutto di sapersi muovere di fronte ad una persona armata poiché si conosce il principio e la dinamica dei gesto. Il fine più importante dell'uso delle armi oggigiorno è lo sviluppo psicofisico, filosofico e spirituale.

Ogni arma, infatti, sviluppa ed amplifica un lato dei nostro fisico e dei nostro carattere. Ad esempio, la spada dritta a due tagli, chiamata kim, sviluppa grazia ed armonia dei movimento, quindi l'aspetto femminile della persona in quanto considerata un'arma yin; il kwan tao sviluppa i deltoidi, mentre la lancia (chan, o cheon), resa famosa da Hui Uei Fei, generale dei Nord della Cina, sviluppa la precisione ed il colpo d'occhio. L'how pang (bastone della scimmia), sviluppa agilità e coordinazione. L'uso delle armi in coppia sviluppa la simmetria, mentre le armi snodate sviluppano all'estremo la coordinazione dei corpo e la precisione nella velocità. L'uso delle armi influenza e completa i movimenti a mano nuda. Importante è anche l'aspetto filosofico delle armi: all'inizio della pratica l'arma e l'allievo sono, infatti, separati; dopo molta pratica è l'arma a muovere l'allievo tanto sono fusi i due elementi. Una descrizione del rapporto dell'allievo con la sua arma (in questo caso la spada curva) è reperibile nella forma gegunang xiangtai yang quien (tagliare il raggio dei Sole). L'arma serve da intermediario tra il Cielo e la Terra, attraverso l'uomo. Dapprima estremamente difficile, freddo, il rapporto con l’arma, si giunge alla fine all'unione compIeta comprendendo l'uomo tra Cielo e Terra attraverso l'arma. E' importante trasmettere chi all'arma.

Un esempio è Miyamoto Musashi, è stato il miglior maestro di katana. Dallo studio della lancia nasce lo stile del chuan, detto anche i shing o »tecnica interna". Lo shong tou, o bastone delle tre teste poiché ha tra punti di utilizzo, è l'arma prediletta dai monaci. Ogni stile comprende tra le sue forme l'uso delle armi: il wing chun è il più povero (ha solamente i coltelli a farfalla ed il bastone lungo 2,40 m.). Il choy lee fut ne prevede, al contrario, 20. E comunque difficile trovare stili con più di 10 armi. Ad esempio hung gar ha come arma prediletta l'alabarda, mentre il tai chi chuan ha la spada dritta.